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Dalla via Emilia al cloud

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13

dicembre 13 , 2016 |

Dalla via Emilia al cloud

Il consumo energetico di un datacenter può essere anche di 1,5 kilowatt per metro quadrato.

La migrazione è iniziata ma le piccole non si fidano.
Più diffusa nelle aziende grandi con manager giovani, eppure i benefici della nuvola rispetto alla carta sono notevoli.

Dati aziendali in cloud? Avanti, ma con prudenza. Sarebbe que­sta la tendenza delle imprese emiliano-romagnole verso la nu­vola digitale, uno spazio lontano dai computer aziendali in grado di gestire tutto il processo produttivo. Secondo una ricerca dell’Osservatorio Cloud & Ict as a Service della School of Management del Politecnico di Milano in Emilia-Romagna c’è un uso diffuso di queste piattaforme, ma con alcuni distinguo. «In particolare — recita una nota dell’osservatorio — sulla via Emilia la diffusione tra le imprese più piccole (10-49 addetti), arriva a toccare il 25%, contro una media nazionale del 21%». Tuttavia, l’osservatorio nota «una maggiore selettività, che si esplicita in una spesa cloud più contenuta rispetto ad altre aree geografiche», hi pratica in regione le aziende che comprano spazi e servizi sulla nuvola sono di più che nel resto del Paese, ma lo fanno comprando solo porzioni di servizio, e quindi l’investimento pro capite in infrastruttura risulta contenuto. A livello nazionale, il mercato cloud in Italia vale 1,77 miliardi di euro.

«Noi portiamo via dall’azienda un rischio e un costo», scandisce Michele Pellegrini, socio amministratore della bolognese Aderit, specializzata in migrazione in cloud dei server aziendali per studi professionali. Il rischio, spiega Pellegrini, sta nella potenziale vulnerabilità dei computer delle imprese proprio perché ubicati in uno spazio fisico identificabile, come la loro sede. Inoltre, mantenere una serie di macchine che lavorano e consumano energia 24/7 incide in maniera non indifferente sulle spese di gestione. Quanto alla possibilità di perdere i dati, Pellegrini rassicura: «Formuliamo accordi con il nostro fornitore di spazio, Amazon, e assicuriamo tutti quelli che vengono collocati».Diffusione del cloud

Certo, affidarsi a terzi per custodire e gestire file strategici, sensibili e personali, sembra il maggior ostacolo per le imprese emiliane, soprattutto per le medio piccole. I programmi di Erp, Enterprise resource planning (letteralmente «pianificazione delle risorse d’impresa») hanno storicamente trovato collocazione nel server aziendale, ma ora faticano nello step successivo, ovvero migrare verso server remoti, gestiti da altri soggetti. Cesare Neri, socio e fondatore dell’azienda di servizi informatici per le pmi bolognese Celtis, si sfoga: «È durissima proporre un Erp in cloud. Pochissime imprese fino ad ora hanno accettato. Non sopportano l’idea di avere i propri dati di produzione fuori dell’azienda. Quando proponiamo valutano, e poi optano per il classico server in ufficio». Chi ha accettato sono solo i le imprese medio-grandi, con un management relativamente giovane: «Gli imprenditori con qualche anno di più faticano a capra che il cloud è il futuro».

La gestione dei flussi aziendali non è il solo servizio disponibile: le aziende richiedono spazio sulla nuvola anche per il cosiddetto «disaster recovery», ovvero una copia del sistema informatico aggiornata e disponibile in caso di danni gravi ai computer aziendali (come un incendio, o un attacco hacker, ad esempio).

Chi ha intuito che sicurezza e timore di perdere i dati possono diventare ostacoli allo sviluppo del cloud è Massimo Bertaccini, ceo dell’imolese Cryptolab: «Essere spossessati dei propri segreti e spiati è la grande paura. Noi facciamo sì che chi mette in cloud il proprio ufficio possegga la chiave esclusiva per decifrare i propri dati». Le informazioni vengono crittografate nel momento di migrazione e nemmeno chi le ospita può sbirciare al loro interno. Se il cliente vuole, potrà poi liberare alcune porzioni di dato, per metterle in comune con altri partner di impresa. «Solo però chi possiede la chiave di cifratura potrà vedere i file nella loro interezza».

Man mano che aumentano le dimensioni dell’impresa le resistenze alla nuvola si affievoliscono. La faentina Vm Sistemi fornisce, tra gli altri, servizi cloud a ditte medio-grandi, tra cui anche la Gdo. Adalberto Casalboni, responsabile marketing Vm, spiega: «Le medie e grandi aziende devono garantire continuità al business anche se i server interni Corriere Imprese 12 dicembre 2016vengono corrotti». Più facile quindi per questi soggetti migrare verso il sistema cloud, molto flessibile e sicuro.

Persino l’aeroporto Guglielmo Marconi di Bologna ha deciso di muoversi verso la nuvola e, assie­me a Microsoft e Alterna, ha avviato in luglio un progetto pilota per portare su server esterni tutti i servizi e le informazioni relative ai clienti: una banca dati unica dei passeggeri trasversale a ruta l’organizzazione aziendale.

Nella zona industriale di Castenaso (Bologna) ha invece sede uno dei maggiori datacenter di Retelit, società milanese di servizi di telecomunicazioni. Tra i loro clienti in regione ci sono le amarene di Fabbri 1905 e le figurine di Panini, Servizi di housing e cloud Storage che Retelit offre anche in una via ibrida: fornisce cioè le chiavi fìsiche dell’armadietto che contiene i dati, ma in una infrastruttura non di proprietà. «Diversi clienti in regione ci chiedono di avere accesso esclusivo ai locali dove sono custo­diti i loro dati cloud» conferma Federico Proto, ad della società meneghina.

E sarebbe proprio la vicinanza territoriale ai datacenter, unita alla presenza di soggetti che possiedono reti e macchine proprie, quell’ingrediente che potrebbe colmare il gap di fiducia necessario per convincere gli imprenditori a spostare i dati del loro business nell’etere della nuvola. Una rete neurale, che attraversi il territorio senza esserne estranea.

Anche la pubblica amministrazione sta portando avanti un progetto simile. Lepida, la società in-house della Regione Emilia-Romagna per la digitalizzazione della pa, ha già un datacenter operativo a Ravenna, mentre altri due apriranno a Parma e Ferrara. Entro aprile, secondo Giuliano Franceschi, direttore DataCenter & Cloud di Lepida «la regione avrà una federazione di DataCenter, in mutuo Disaster Recovery, distribuiti sul territorio della Regione Emilia-Romagna, in grado di fornire servizi It di elevata qualità a tutte le amministrazioni».

Certo, migrare tutta la propria attività gestionale sulla nuvola non è esente da costi, inevitabilmente sensibili anche a fattori volatili, come il prezzo dell’energia. Togliere i passaggi di carte tra gli uffici è buona cosa, ma rischia di essere dispendioso, se non anche inquinante: basti pensare che, secondo i dati del servizio di hosting sostenibile Executive Service, l’Invio di tre mail produce l’equivalente in CO2 di un chilometro percorso in auto, e che il consumo energetico di un datacenter può essere anche di 1,5 kilowatt per metro quadrato.

Nonostante tutto, i documenti online, remoti, e condivisi portano più benefici che costi.
«Dematerializzare i documenti è però ormai un valore da iscrivere a bilancio» spiega Francesco Peone, responsabile informatico gestionale di Enea, «n risparmio tra carta e digitale non si vede direttamente con il confronto delle spese di mantenimento. Certo sarà Impattante a livello ambientale, ma il documento sulla nuvola porta benefici in termini di efficientamento e condivisione gestionale nemmeno paragonabili a quello sulla carta».

 

fonte: di Sirio Tesori, Corriere Imprese Emilia Romagna, 12/12/2016


ico_pdf_downloadCorriere Imprese Emilia Romagna – 12 dicembre 2016