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Il primo data center italiano a emissioni zero è a Castello

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ottobre 2 , 2014 |

Il primo data center italiano a emissioni zero è a Castello

INFORMATICA / Lavori in corso in via Meucci

Entro fine anno la società bolognese Executive Service si trasferirà nella sua nuova sede «green»: in legno, a basso impatto ambientale e autonoma dal punto di vista energetico.

Castel San Pietro. Costruzioni in legno, dotate di impianti fotovoltaici che le rendono autosufficienti dal punto di vista energetico, in grado di abbattere emissioni di anidride carbonica e costi. Oggi nell’edilizia residenziale non è più una rarità, ma se a optare per questa filosofia costruttiva è una azienda la scelta fa notizia. È il caso di Executive Service, società bolognese del settore informatico, fondata nel 1988 e guidata dal castellano Gianluigi Capra. In occasione dei 25 anni di attività, Io scorso anno, ha deciso di realizzare a Castel San Pietro una nuova sede a emissioni zero dove trasferire tutte le attività e i dipendenti, ad oggi una ventina.

La struttura, a tre piani e dalla superficie complessiva di 1.200 metri quadri, sta sorgendo in via Meucci e dovrebbe essere pronta per la fine dell’anno. Il progetto è stato presentato ai castellani il 25 settembre alla sala Sassi, e ha suscitato molta curiosità. Erano presenti all’iniziativa l’assessore alle Attività produttive ed Energie rinnovabili Tomas Cenni, la direttrice di Cna Imola Viviana Castellani, il direttore dei lavori Francesco Dalto e, in rappresentanza dell’azienda, Gianluigi Capra. «Per noi la zona di via Meucci è strategica – spiega Leandro Rubbini, responsabile commerciale di Executive Service –  si trova vicino all’uscita dell’autostrada e accanto alla sede della Cna, con cui inizieremo una collaborazione. Il posizionamento del nostro data center, inoltre, permetterà a tutta l’area industriale, finora priva di fibra ottica, di godere di una connettività a banda larga, grazie a un importante accordo tra Executive Service e Bt-Enia».

L’edificio costerà circa tre milioni di curo e ospiterà un data center all’avanguardia su un’area di circa 300 metri quadri. «Sarà il primo nel suo genere non solo in Italia ma anche in tutto il sud Europa. – conferma – Oggi solo grandi realtà come Google e Yahoo hanno data center costruiti con questi criteri. Tutti usano ogni giorno internet per lavoro o per divertimento, ma pochi conoscono l’impatto ambientale che il web e le tecnologie digitali hanno sul pianeta. Questo è causato soprattutto dai consumi energetici generati dai data center, strutture altamente energivore, che stanno alla base di ogni attività web, ospitando i server che contengono tutti i nostri dati privati, pubblici e di lavoro, dai social network alle email, dai siti di e-commerce ai blog».

Le stime dicono che spedire anche solo cinque email genera la stessa anidride carbonica prodotta percorrendo un chilometro in automobile, mentre ogni anno un singolo server produce da una a cinque tonnellate di anidride carbonica. Colpa per Io più dei condizionatori che occorrono per raffrescarli, visto che lavorano a una temperatura di esercizio che si aggira attorno ai 18-21 gradi. «Il nostro data center lavorerà a una temperatura addirittura superiore, a 27-28 gradi. – prosegue Rubbini – Ma per il raffrescamento non useremo impianti di refrigerazione: sfrutteremo i moti convettivi dell’aria e il bilanciamento con la temperatura esterna, che per il 79 per cento del tempo sarà inferiore di cinque gradi a quella interna. Inoltre, a differenza di quasi tutti i data center, distanzieremo molto di più le unità dei server per favorirne l’aerazione».

La struttura interamente in legno avrà caratteristiche ignifughe e antisismiche, riscaldamento, condizionamento e illuminazione saranno alimentati da un impianto fotovoltaico, le serrande domotizzate controlleranno il corretto bilanciamento fra illuminazione e ombreggiatura, la produzione energetica dell’impianto fotovoltaico supererà i consumi sia del data center che di tutti gli uffici. Queste caratteristiche permetteranno a Executive Service non solo di abbattere i costi strutturali, ma anche di accedere al mercato delle «green It» ovvero delle tecnologie ecosostenibili, in forte crescita in tutto il mondo.


 


ico_pdf_downloadSabato Sera, – 02 ottobre 2014